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Barbara Cavaleri's Blog

  • TRAMONTI

    Mi scuso per la qualità della registrazione,ma è veramente "fatta in casa".
    Mi è stato chiesto di pubblicare il testo della canzone che non si comprende del tutto.

    Barbara, Bye!

    Tramonti

    Anche se la gioventù
    Ci lascia l'ansia
    Di percorrere strade infinite

    Anche se sembra
    Finire il mondo
    Dopo la tua partenza
    Cammino sui tuoi vestiti

    Costruirò
    I tramonti
    Che brillano già
    Del domani

    Anche se
    Ho chiesto scusa
    Comprendo che
    L'amore a volte
    Non perdona

    Anche se nuoto
    Nel mare che travolge
    So che risposte
    Mi darai domani
    Quando tornerai

    Costruirò
    I tramonti
    Che brillano già
    Del domani

    Se il senso della confusione
    Sta nella perdita dell'ingenuità
    Oggi io non ho nulla
    Da generare

    Costruirò i tramonti
    Che brillano….
    (lascia che
    ti raggiunga)

    Barbara D'Agostino
  • Giro GiroTondo

    Current mood:focused

  • UNA CANZONE IN PIU’

    Si chiama Bisturi.

    E’ nata da tempo e mi piace l’idea di farvela ascoltare anche se ancora in fase di provino.

    Con Leziero Rescigno e Giovanni Calella siamo al lavoro per cose nuove che presto o tardi arriveranno alle vostre orecchie.

    Intanto buon ascolto.

    Un abbraccio
    Barbara
  • Uno degli esempi

    Ieri sono andata a vedere uno degli ultimi illuminati del teatro,Paolo Poli,
    al Carcano fino a domenica.
    Un uomo che porta sé stesso in scena e, vi assicuro, ha dato lezioni di femminilità inaspettate e spiazzanti, oltre a portare sul palco storie e comicità riguardanti grandi giornaliste dello scorso secolo.
    Un esempio di arte inventata e studiata nei minimi particolari, dai testi alla scelta delle canzoni, ai movimenti fisici.
    Da vedere, per imparare....
     
    "...Non ho amato la Callas: temeva il pubblico al punto che al bagno evitava il vaso dei comuni mortali e faceva pipì nei lavandini, all'amazzone. Amo mia sorella Lucia: il suo uomo sta al pianterreno, lei al primo, il figlio al quarto. L'unica famiglia felice è quella ben distanziata». «Un figlio però l'avrei voluto. Mi diedero in affido due fratellini, figli di una prostituta. Avevo un cane, il pallone, il giardino, ma loro non sapevano che farsene, volevano tornare dai preti per giocare a calciobalilla. Ho provato con l'adozione. Sono stato esaminato da una giudichessa che però mi individuò subito come pessimo soggetto. "I figli hanno bisogno di una figura femminile". Io misi avanti mia madre e le mie sorelle, invano. Alle spalle della giudichessa c'era un calendario con l'immagine della Natività. Sorrisi: "La madre è rimasta incinta da vergine, il padre è putativo, famiglia più disastrata di quella non c'è". La giudichessa mi cacciò in malo modo: "Lei non è atto all'infanzia". Invece l'uomo, come il cavalluccio marino, è più portato della donna alla cura dei figli». «Verso la metà degli Anni Sessanta a Roma scioglievano l'opera maternità e infanzia. Ci sono andato, insieme con una dama benefica che aveva portato le caramelle. C'erano stanze piene di bambini che a quattro anni camminavano a stento e dicevano solo "cacca" e "cioccolato". Una suora di quelle pietose mi disse: "Ne prenda due e scappi". Io sognavo una bambina bionda e buona e una bruna e cattiva, come nelle fiabe, ma non feci in tempo a scegliere, in due mi saltarono al collo e mi chiamarono "mamma". "Ottimo inizio" pensai, e feci per guadagnare l'uscita. Mi fermò un infermiere, un sindacalista, che me le fece posare: meglio figlie dello Stato che di una ragazza irrecuperabile come me»."
    Aldo Cazzullo
    27 dicembre 2006
    Corriere della Sera

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